Volatilità: ignorarla e rispettarla

La settimana che si è appena conclusa ha visto, nella seduta di Mercoledì, la peggior seduta dell’intero 2021. Diversi sono i fattori di rischio che in questa fase osserviamo sui mercati finanziari: in particolar modo, oltre alla variante Omicron, il cambio di politica monetaria da parte della Fed e i dati sull’inflazione, in costante crescita su tutte le principali aree economiche del mondo.

Nonostante la dimensione del drawdown finora sperimentato sia pienamente in linea con i valori medi dell’anno, 5%-6%, il cambiamento del quadro macroeconomico (inflazione) e la possibile prossimo cambio di policy delle banche centrali, Fed in primis, delineano un quadro che potrebbe presto diventare più complesso per gli investitori.

Come sempre, è più corretto sul piano logico partire dai segnali che ci vengono dal comparto del credito, sul quale possiamo osservare come dagli Stati Uniti le indicazioni restino nel complesso ancora molto costruttive. I credit spreads sono al di sotto dei livelli pre-Covid e le condizioni finanziari generali del sistema sono molto favorevoli per imprenditori e consumatori.

ICE Bofa
Chicago Fed National Condition Index

Ciononostante, la correzione ha portato con se un rialzo significativo della volatilità. In questo senso, come investitori, è fondamentale comprendere la differenza tra una volatilità associata a fenomeni fisiologici di c.d. “pullback”, ossia lieve storno primariamente associato a prese di profitto, e la volatilità legata a fasi di correzione più radicali e potenzialmente più profonde.

Più prosaicamente, potremmo distingue tra volatilità “da ignorare” e volatilità “da rispettare”. Il senso più autentico di una definizione così volutamente grossolana sta nella necessità in queste fasi di essere reattivi rispetto ad un quadro che può mutare rapidamente. Tale cambio di regime, se non gestito con le scelte tipiche dell’asset allocation dinamica, può farci restare impreparati rispetto ai drawdown che ciclicamente si accompagnano a fasi di rialzo della volatilità e di allargamento dei credit spreads.

Come osservato in precedenza, sul piano dei credit spreads il quadro resta costruttivo. Ciononostante, negli USA i Treasuries hanno ripreso a sovraperformance il comparto corporate, andando a formare nuovi massimi relativi, come evidenziato dal grafico che evidenzia il rapporto tra TLT, principale ETF sui Treasuries USA, e AGG, l’ETF rappresentativo del comparto corporate USA. Come sempre, una sovraperformance dei Treasuries rispetto ai titoli corporate evidenzia un grado di maggior avversione al rischio: un segnale da monitorare, con attenzione.

IShares 20+ Year Treasury Bond ETF / IShares Core US Aggregate Bond ETF

Sul piano della volatilità, il VIX negli ultimi 50 giorni ha messo a segno un rialzo del 100%, passando da area 15 ad area 30 punti.   

VIX – Volatility Index – New Methodology

Un rialzo di questa magnitudo si è verificato in sole quattro circostanze negli ultimi trent’anni e, in ragione di ciò, ha senso andare a ritroso a verificare le performance dell’S&P500, sui cui valori viene calcolato l’indice VIX, fino ai 24 mesi successivi a simili rialzi osservati in passato.

Fonte: DLD Capital SCF

Alla prova dei numeri, i dati ci forniscono alcune indicazioni significative. Nella media delle quattro circostanze in cui il rialzo del VIX è stato di queste dimensioni, l’S&P500 ha evidenziato debolezza nell’immediato, andando successivamente a recuperare nei mesi successivi. In questo quadro è importante sottolineare come in due circostanze, Agosto 1990 e Agosto 2015, le performance a 6 mesi siano state sostanzialmente nulle: uno scenario a cui gli investitori dell’era “Covid” non sono abituati.

Naturalmente, le performance spiegano un solo lato della medaglia, quello del rendimento, mentre in queste fasi è la dimensione del rischio ad assumere un significato più rilevante per l’investitore. Osserviamo quindi anche la massima escursione al ribasso nei sei mesi successivi al rialzo della volatilità (maximum drawdown).

Fonte: DLD Capital SCF

In sintesi, a fronte di rialzi significativi della volatilità in 50 giorni, l’S&P500 ha perso in media l’11,27%, impiegando circa 66 giorni di calendario a formare questi nuovi minimi di periodo. Il dato ovviamente risente della sua natura particolare (rialzo del 100% del VIX entro 50 giorni) e lascia aperti diversi scenari. In particolare, potremmo andare incontro a flessioni piuttosto contenute, come nel 2016 e 2018, oppure a correzioni ben più significative, come nel 1990 e nel 2020.

In conclusione, la volatilità attuale sembra rientrare maggiormente nella categoria c.d. “da rispettare”, soprattutto alla luce di un quadro di politica monetario mutato, di un inflazione “core” in strutturale rialzo e di mercati azionari che non possono non soffrire la pressione al rialzo delle materie prime. Come sempre, identificare i livelli di guardia al raggiungimento dei quali è necessario proteggere maggiormente i portafogli non dipende da scelte discrezionali ma bensì deve essere il risultato di uno studio attento dei dati e di protocolli di difesa statisticamente testati e validati.

Disclaimer:

Questo documento assume natura educativa e non può essere considerato attività di consulenza finanziaria indipendente. L’autore o DLD Capital SCF S.r.l. non sono responsabili delle decisioni che potrebbero essere assunte dalla lettura di questo testo. Prima di assumere scelte d’investimento, suggeriamo di rivolgersi ad un consulente finanziario iscritto all’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari (www.organismocf.it). 

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