Aspettare e non sperare

Nella settimana che passerà alla storia come quella in cui una società statunitense, Meta-Facebook, ha sperimentato la correzione per singola seduta più grande nella storia dei mercati azionari (-22% per un controvalore intorno ai $195 miliardi) gli indici americani hanno chiuso in positivo per la seconda settimana consecutiva e ci hanno fornito ulteriori e importanti elementi per delineare quello che potrebbe essere il quadro delle prossime settimane.

Il primo dato significativo è rappresentato dalla tenuta del minimo di Ottobre 2021, tanto per S&P500 che per Dow Jones e Nasdaq. La tenuta di questo livello mantiene la correzione dai massimi in linea con quanto era prevedibile su base storica (10% – 12%) e conferma l’impressione delle settimane precedenti circa lo stato di ipervenduto che si osservava sul comparto azionario americano.   

S&P500 (2021 – 2022)

Il secondo elemento è rappresentato dalla significativa riduzione della volatilità, che resta in aumento rispetto agli ultimi dodici mesi ma mostra una dinamica significativamente diversa rispetto a quanto osservato in corrispondenza della correzione di Febbraio – Marzo 2020.

VIX Volatility Index – New Methodology (2019 – 2022)

Uno degli aspetti tipici delle fasi di indecisione è rappresentato dall’assenza di chiare indicazioni di “risk-on” piuttosto che di “risk-off”, il che si traduce in una serie di falsi segnali sul piano delle scelte di asset allocation, così come possiamo osservare dal grafico che esprime la forza relativa tra oro ed S&P500 e tra S&P500 nella versione “equal weight” rispetto all’S&P500 nella versione “capital weight”.

SPDR Gold Shares / SPDR S&P500 ET (Agosto 2021 – Febbraio 2022)

Invesco S&P500 Equal Weight / SPDR S&P500 ET (Luglio 2021 – Febbraio 2022)

In termini molto semplici: il rischio di queste fasi è quello di scadere nell’”overtrading”, ossia nel tentativo di andare continuamente a ribilanciare la propria posizione, cercando di cogliere i cambi di direzione del mercato, in fasi in cui i segnali sono ancora di piena indecisione.

Questo tipo di considerazione è particolarmente vera, anche alla luce di quanto analizzato nei report precedenti, nei periodi in cui le banche centrali decidono di modificare sensibilmente le relative politiche monetarie, in particolar modo nel senso di procedere a graduali rialzi dei tassi d’interesse. D’altro canto, nelle settimane passate abbiamo verificato come alle fasi di rialzo dei tassi d’interesse non si accompagni storicamente un mercato azionario in correzione.

Fonte: Bloomberg

Sul piano macroeconomico i dati sul mercato del lavoro continuano ad essere, soprattutto negli Stati Uniti, particolarmente forti, con il tasso di disoccupazione che è tornato per la prima volta sotto la soglia del 4% e con il governatore della Fed di Saint Louis James Bullard che ha detto di attendersi una disoccupazione intorno al 3% nei prossimi mesi, livello minimo dal 1954.

 US Unemployment Rate (1950 – 2022)

Un ulteriore elemento di sostegno continua a venire dal mercato del credito, nel quale le condizioni per imprese e consumatori continuano a restare molto favorevoli. Il confronto del quadro attuale con le ultime grandi correzioni degli ultimi anni (2002, 2008 e 2020) è in questo senso piuttosto evidente.

ICE BofA US High Yield Option – Adjusted Spread (1998 – 2002)
ICE BofA US High Yield Option – Adjusted Spread (2007 – 2009)
ICE BofA US High Yield Option – Adjusted Spread (2018 – 2021)

La definizione dell’attuale quadro macroeconomico e monetario è di fondamentale importanza alla luce della verifica, operata nelle settimane precedenti, circa come i drawdown, ossia le massime correzioni dai massimi, siano molto più contenuti negli anni di espansione economica rispetto a quelli che si verificano negli anni contrassegnati da recessione.

Alla luce di ciò non è irrealistico pensare che gli indici azionari abbiamo già messo a segno la correzione più significativa dell’anno oppure che tale correzione possa ripetersi nuovamente nel corso dell’anno, in quella che è una tipica mancanza di direzionalità nei mercati che hanno formato dei massimi rilevanti.

L’aspetto più delicato in questa fase resta il bilanciamento tra la protezione del capitale ed il rischio di overtrading, alla luce della dinamica erratica dei movimenti prezzi degli ultimi mesi. La formazione di un nuovo doppio minimo sugli indici americani è un segnale importante e, come sempre, il derisking di portafoglio deve avvenire gradualmente, in linea con quanto progressivamente osserviamo al passare delle sedute.  

Disclaimer:

Questo documento assume natura educativa e non può essere considerato attività di consulenza finanziaria indipendente. L’autore o DLD Capital SCF S.r.l. non sono responsabili delle decisioni che potrebbero essere intraprese a seguito della lettura di questo testo. Prima di assumere scelte d’investimento, suggeriamo di rivolgersi ad un consulente finanziario iscritto all’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari (www.organismocf.it). 

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