È quello che sembra?

La settimana che si è appena conclusa è certamente una delle più significative dell’anno e andrà nei libri di storia come quella caratterizzata da un “market event” su cui gli analisti continueranno a tornare nel corso degli anni a venire. Molti sono gli elementi da considerare ma, in primis, è fondamentale dare un ordine agli eventi che si sono susseguiti, ritrovandone un filo logico, al fine di concentrarci su ciò che possiamo controllare relativamente alle nostre scelte di portafoglio.

La seduta chiave è stata quella di giovedì, nel corso della quale la maggior parte delle asset class sono andate a sperimentare delle oscillazioni di range molto forti. In particolare, oltre al petrolio, che ha toccato area $100 e i suoi massimi dal 2014, l’S&P500 ha chiuso sopra i suoi minimi settimanali in rialzo del 6%: l’ultima volta che si era osservata un’oscillazione simile era il 7 Novembre 2020, il giorno delle elezioni americane. Anche la seduta di venerdì è stata inusuale sul piano storico: il più ampio rialzo di venerdì dell’S&P500 nel mese di Febbraio dal 2009.

Se la seduta chiave è stata quella di giovedì, il punto di partenza è nelle ultime due sedute della settimana: sull’S&P500 e sul Nasdaq si è andata a formare una divergenza rialzista particolarmente marcata, come non la si osservava dal Marzo del 2020, dove si formò il minimo da cui è partito il rally degli ultimi due anni.   

S&P500 (2020 – 2022)

Parlando di divergenze, un altro segnale possibile inversione del sentiment viene dal Put/Call Ratio sull’NYSE, dove tuttavia ancora non si osservano massimi decrescenti dell’indicatore ma solo un indebolimento della sua pressione al rialzo.  

NYSE Put Call Ratio (2021 – 2022)

Siamo quindi di fronte ad un minimo di periodo come quello del 2020? Probabilmente no ma quello attuale resta un minimo significativo anche per le implicazioni di lungo periodo che potrebbe avere sulle performance degli indici azionari nel 2022.

La flessioni dell’ultimo mese hanno decisamente favorito una rivalutazione degli indici azionari, come ha sottolineato Factset nel suo ultimo Earnings Insights, con il P/E forward a 12 mesi dell’S&P500 che, per la prima volta dall’Aprile del 2020, è sceso a 18,5, sotto la sua media a 5 anni ed in calo di circa il 15% dal suo ultimo massimo storico il 3 Gennaio scorso (21,4).  

Fonte: Factset Earnings Insights 25 Febbraio 2022

Certamente i mercati offrono ora valutazioni più interessanti ma il dato più confortante resta quello delle revisioni al rialzo delle stime societarie, che continuano ad evidenziare come, dalla prospettiva delle aziende, le attese sono per un costante miglioramento degli utili.

Fonte: Factset Earnings Insights 25 Febbraio 2022

Il quadro macroeconomico, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti, continua ad evidenziare espansione e questa oggi è la principale garanzia circa la tenuta del quadro sul mercati azionari per i prossimi mesi. Nell’ambito dei commenti delle settimane precedenti abbiamo osservato come, in presenza di un quadro di crescita economica, anche una fase di rialzo dei tassi d’interesse (quantitative tightening) storicamente non implica una correzione sui mercati azionari. La discriminante resta quindi lo stato del ciclo economico. Nel grafico sottostante separiamo i periodo di recessioni da quelli di espansione per l’economia americana, per il periodo che va dal 1971 al 2020.

Fonte: Federal Reserve St. Louis

Ha quindi senso verificare quale sia stata la performance dell’S&P500 nei periodi come quello attuale, ossia caratterizzati da crescita economica positiva su base trimestrale.

Fonte: DLD Capital SCF

Bisogna premettere che rendimenti e drawdown sono calcolati sui periodi diversi, ossia i periodi di crescita economica ininterrotta e conseguentemente non sono annualizzati. I numeri restano tuttavia fondamentali per comprendere che tipo di oscillazioni possiamo attenderci in relazione al ciclo economico. Nello specifico, il dato centrale resta il drawdown che, in media, nei periodi di crescita economica negli Stati Uniti è stato pari al 21%.

In questi primi due mesi di 2022 il drawdown è stato pari al 13,7% sull’S&P500 e del 18,9% sul Nasdaq: non stupisce quindi che, su questi livelli, gli indici azionari abbiano trovato volumi in acquisto, dando vita all’impulso rialzista delle ultime sedute. Il quadro resta ancora nel complesso fragile e, in misura particolare, gli indici stessi devono recuperare altri importanti livelli di prezzo prima di ritrovare un’impostazione costruttiva.

Sul fronte del credito continuiamo ad osservare un rialzo generalizzato dei rendimenti, con il tasso sui mutui trentennali negli Stati Uniti che è arrivato al 4% dopo aver registrato un minimo al 2,65% ad inizio 2021.

Fonte: Fred St.Louis

Ciononostante, il confronto tra le performance del settore corporate e quello dei titoli di stato resta in equilibrio, senza quindi evidenziare quella sovraperformance dei Treasuries che è tipica delle fasi di maggior avversione al rischio da parte degli investitori.

Ishares Core US Aggregate Bond ETF / Ishares 7-10 Year Treasury Bond ETF

Sul fronte azionario, una salita dei rendimenti continua a favorire una ripresa di forza relativa del comparto Value rispetto a quello Growth e anche il rimbalzo delle ultime sedute può favorire il ribilanciamento della parte azionaria del portafoglio per chi era rimasto sovraesposto sui settori che sono stati maggiormente penalizzati dalla flessione di queste settimane.

 Vanguard Value ETF / Vanguard Growth ETF

In un quadro che quindi sembrerebbe prodromico ad un rimbalzo dei prezzi, quale elemento rappresenta la maggiore incognita per la settimana che inizia? È certamente difficile rispondere, soprattutto alla luce di un conflitto bellico che nessuno prevedeva solo la settimana scorsa, ma, dovendo indicare un singolo fattore, le maggiori incertezze continuano a venire dal quadro di volatilità che continuiamo ad osservare.

VIX – Volatility Index – New Methodology

Osservando l’indice VIX, non ci sfugge la medesima divergenza ribassista che abbiamo già osservato sul Put/Call Ratio: tuttavia la volatilità resta ancora alta e solo una significativa flessione sotto area 30 favorirebbe una stabilizzazione dei prezzi e il tempo, per gestori e analisti, di andare a riconsiderare il loro posizionamento sul mercato azionario.

In conclusione, la chiusura di settimana ci ha fornito indicazioni significative su quello che potrebbe essere un possibile cambio di sentiment per gli investitori. In parallelo, tuttavia, la volatilità resta alta ed è la prima minaccia da cui dobbiamo difendere i nostri portafogli. In un quadro simile, dobbiamo operare in relazione a ciò che osserviamo, restare flessibili e usare la logica come elemento guida per il nostro capitale. Concentrarci su ciò che possiamo gestire resta sempre, indipendentemente dai tempi che si vivono, il miglior “piano partita” per ogni investitore.    

Disclaimer:

Questo documento assume natura educativa e non può essere considerato attività di consulenza finanziaria indipendente. L’autore o DLD Capital SCF S.r.l. non sono responsabili delle decisioni che potrebbero essere intraprese a seguito della lettura di questo articolo. Prima di assumere scelte d’investimento, suggeriamo di rivolgervi ad un consulente finanziario iscritto all’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari (www.organismocf.it). 

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